lunedì, aprile 03, 2006
Get up,
come on,
let’s do something!
Prince
postato da sidha aprile 03, 2006 08:49 |
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venerdì, marzo 24, 2006
Le aspettative eccessive sono una trappola. Soprattutto quando sono provocate da persone di cui ci si fida: non possono venire disattese.
E’ solo questo il motivo per cui non sono pienamente sicuro del mio giudizio sopra un paio di libri che, dopo avere bivaccato a lungo in una pila di fianco al mio letto, hanno trovato le giornate giuste per essere letti.
Buttafuoco l’ho visto da Ferrara e mi è riuscito immediatamente simpatico, mentre Piperno non l’ho mai sentito parlare.
Il primo è di famiglia fascista ed il secondo di famiglia ebrea: mi dicono che entrambi siano stati dei piccoli o grandi casi letterari.
Il mondo è piccolo ed anche persone che, teoricamente, si potrebbero considerare piuttosto distanti, possono facilmente avere molto in comune.
Ad esempio, in questo caso, mi pare che questi due scrittori siano caduti in una trappola diversa dalla mia: si sono innamorati della loro grande padronanza della lingua italiana.
La lingua italiana è bellissima, ma è infame.
Lo è perché la sua straordinaria ricchezza di articolazioni e di sfumature può diventare talmente abbagliante da stuzzicare il narcisismo ed il compiacimento proprio di chi se ne sente padrone.
Pietrangelo ed Alessandro…riprovateci: secondo me potete fare di meglio.
postato da sidha marzo 24, 2006 11:27 |
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martedì, febbraio 21, 2006
A me piacciono le mie mani, ma le sue erano straordinarie. Forse le più belle che abbia mai visto.
Si dice che chi ha carattere abbia un brutto carattere, quindi lui aveva carattere. E molto.
Poteva essere un bellissimo incontro oppure poteva incarnare una giornata da dimenticare: esattamente per lo stesso motivo. I suoi pregi ed i suoi difetti erano totalmente coincidenti, dipendeva solo da chi incontrasse o da qualche imperscrutabile incrocio astrale.
Io non sarò mai capace di maneggiare una stecca da biliardo come faceva lui, ma con il tempo, ho imparato a riconoscere in me alcune sue caratteristiche, soprattutto tra i difetti.
In una cosa sono più bravo: nel considerare che esistono anche altri punti di vista. Lui, in questo, non era proprio un fuoriclasse.
Essere pari alla visione idealizzata di un bambino è qualcosa che pochi uomini riescono a fare: quando mi accorsi che, tra me e lui, i rapporti di forza si erano invertiti, la cosa mi procurò una stranissima sensazione.
Era talmente privo di diplomazia che, quando si sforzava di usarla, otteneva effetti curiosi, della serie: mi stai prendendo per il culo?
Sapeva essere tagliente e sarcastico come pochi ed era capace di stendere una persona con due parole. Per lo stesso motivo sapeva essere una compagnia fantastica.
Le sue rare, ma forse bisognerebbe dire criptiche, manifestazioni di affetto non lasciavano adito a dubbi. Potevano essere solo autentiche. Ed io questo l’ho sempre saputo.
Il pensiero filosofico non era tanto nelle sue corde: anche per questo i limiti fisici cui il suo stato di salute lo costringeva progressivamente gli pesavano molto.
L’eterno riposo gli ha restituito i suoi lineamenti: da tempo non lo vedevo così bello. Mi gonfiavo di orgoglio solo perché ero al suo fianco.
Se ne è andato come avrebbe voluto. Una strana coincidenza del destino lo ha portato ad essere sepolto proprio nella posizione dove stava la sua mamma. Mia nonna.
Ciao papà, spero che dove andrai siano attrezzati per accoglierti.
Lo dico per loro.
postato da sidha febbraio 21, 2006 19:24 |
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mercoledì, gennaio 04, 2006
Mi arriva un sms. E' un'amica.
Amica, ho detto.
"Mi porti al cinema questa sera?"
Ed io:
"Certo, ma dopo chi viene a prenderti?"
Si è incazzata..!!??
postato da sidha gennaio 04, 2006 15:12 |
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martedì, dicembre 27, 2005
Fui subito attratto dalla copertina: calda e colorata.
Poi dal titolo, Acoustic soul, che evocava atmosfere antiche e quasi contraddittorie.
Poi dal suo nome, India.Arie (si pronuncia arì), mai sentito prima e con un misterioso punto in mezzo.
Il cd era sigillato e, dal prezzo, supponevo fosse doppio.
In realtà non lo era: il ragazzo della Virgin mi spiegò che costava tanto perché d’importazione.
Lo acquistai comunque, semplicemente perché mi aveva subito intrigato: inoltre era l’unica copia disponibile.
Fu così che scoprii il primo album di una giovane e magica cantautrice: con una voce affacciata direttamente sul cuore, senza filtri e senza elettronica di mezzo. Un album soul con i cigolii delle dita sulle corde della chitarra acustica.
Lo consiglio senza riserve: adesso lo si trova a 9 euro e 90 centesimi. Pochi per un capolavoro.
Ma questo non è uno spot: questi ricordi spiccioli dipendono dal nuovo album dell’immenso Stevie Wonder.
L’ho ascoltato una sola volta e probabilmente non passerà alla storia come il suo migliore, ma non fa differenza.
Lui parla una lingua universale, senza tempo e fuori dalle mode. Come India.
Il suo concerto dal vivo è stata l’esperienza musicale più straordinaria che mi sia capitato di vivere: e non sono state poche e nemmeno trascurabili. I suoi strumentisti erano talmente bravi da poter fare un concerto ciascuno, ma lui ha dentro qualcosa di tangibilmente magico. Anche la sua canzone più semplice ed orecchiabile, dal vivo, è una esplosione di gioia di vivere senza confini misurabili.
L’amore fatto suono.
Quando Stevie era già una star, India non era ancora nata.
Quando India iniziava ad essere musicista, Stevie era l’irraggiungibile, la stella polare.
Adesso che Stevie, dopo oltre dieci anni, ha pubblicato un nuovo album, loro cantano insieme.
Appena ho riconosciuto la voce di India nell’ultima traccia del nuovo disco di Stevie mi è uscito un sorriso: che bel regalo!
Fosse stata la canzone più scarsa del mondo sarebbe stato lo stesso.
Ma, naturalmente, non è così.
postato da sidha dicembre 27, 2005 15:34 |
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mercoledì, dicembre 21, 2005
Le poche volte in cui, ultimamente, riesco ad affacciarmi da questa finestra, mi escono solamente parole troppo serie oppure troppo stupide.
Prima che, come accade da un po’, evaporino subito dopo essere state scritte, propendo per le seconde.
Il ritornello attuale pare essere:
Buon Natale…..se non ci vediamo!
Perché…..se invece ci vediamo non se ne fa nulla?!?
Buon Natale a tutti
E a qualcuno anche di più.
postato da sidha dicembre 21, 2005 15:59 |
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venerdì, novembre 04, 2005
Non ho mai visto un'idea andarsene in giro da sola, con le sue gambe:
ci vuole qualcuno che la porti.
Per questo, per me, le persone contano più delle idee.
postato da sidha novembre 04, 2005 18:18 |
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sabato, ottobre 29, 2005
No signor presidente, questo no.
E’ sabato, stavo uscendo, ed ho udito le sue parole dal suo principale telegiornale, che era anche il migliore, prima che lei ne facesse rimuovere il direttore.
Non è stato lei? Ah…mi scusi, mi era parso.
Stavo uscendo, dicevo, ma sono passato appositamente in ufficio per togliermi dallo stomaco queste parole. Anche se lei non le leggerà mai.
Non voleva la guerra in Iraq?
Non la voleva?
Vede, signor presidente, se c’è una cosa che ho apprezzato del suo governo è la politica estera, anche se nei suoi teatrini con Bush e Putin mi sembrava di vedere uno dei suoi yesmen al suo cospetto.
Lo sa signor presidente? Io ero favorevole a questa guerra e le dico anche perché:
lo ero perché pensavo che la scelta non fosse tra morti e non morti, ma tra morti di un tipo e morti di un altro tipo. Quando Zapatero ha ritirato in fretta e furia i suoi soldati mi sono vergognato per lui. Ma lui, almeno, ha fatto ciò che aveva detto.
Mi è costato molto essere favorevole, perché era come se li avessi mandati io, i nostri soldati, a lottare in nome del nostro paese, nel nome mio.
Ho pensato che coloro che usavano la bandiera della pace per dire, anche a me, che ero un guerrafondaio, non avessero capito che le mie ragioni erano di pace come le loro. Che era una scelta tra due mali che loro non volevano riconoscere come tali entrambi.
Mi è costato, ma ai nostri caduti quanto è costato? Alle loro famiglie quanto è costato?
E quanto costeranno loro le sue parole?
Quanto?
Lei non sta presiedendo un consiglio di amministrazione: lei sta presiedendo un governo, un paese. Lei deve dare conto non solo dei bilanci (!), ma anche della coscienza di un paese che, per quanto in difficoltà, non può rinunciare ad un minimo di dignità e di rispetto per i suoi servitori.
Io non la voterò mai: può fare tutti gli spot che vuole, può fare i cartelloni più grandi del mondo. Io non la voterò, nemmeno con una pistola alla tempia.
Lei puntualizza sulle affermazioni del nostro Presidente?
Non lo faccia più: provi a guardarlo bene in viso.
Potrà non piacere a tutti, ma non vi troverà segno della impudenza che lei ha dimostrato.
I nostri soldati che stanno in Iraq sono figli suoi e della signora Franca.
E’ per questo che, invece, la sua signora se ne sta in disparte? Non riesce a stare al gioco?
Adesso vado, signor presidente, mi stanno aspettando: stia bene, si riguardi, e, per favore, la smetta di fare il perseguitato. Abbia un rigurgito di orgoglio. La smetta.
Un’ultima cosa, signor presidente, perché lo ha detto?
Per due voti?
postato da sidha ottobre 29, 2005 21:19 |
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venerdì, ottobre 28, 2005
Non si parla d’altro, quindi, per evitare di parlare da solo, non potevo perdermi anche la seconda puntata.
Che posso dire, chi di spada ferisce…
A me il molleggiato è sempre stato simpatico, ma non certo come riferimento culturale né politico. Il suo modo di ballare ed il suo continuo dimenticare i testi sono emblematici: è un ignorante che sa di esserlo e che parla, canta, balla e pensa con la pancia. Una grande voce ed un istinto animalesco sono, da sempre, la sua forza.
E’ inevitabile che possa risultare insopportabile, un po’ meno che si possa far passare un conservatore incallito come lui per una specie di nuovo rivoluzionario.
Ma parliamo di cose serie: libertà di stampa.
Quando mi capita di leggere sul Corriere gli editoriali di Ostellino (vero e raro liberale), di Magris (grande pensatore, prima che scrittore) non mi pongo il problema della libertà di stampa, anche se la società editrice del Corriere ha degli azionisti che sono tutto un programma.
Quando mi capita di ascoltare Ferrara sulla televisione della Telecom sono sicuro che dice quello che gli pare.
Ma il problema non è questo: il problema della libertà di stampa riguarda i fatti, non le opinioni.
Se il Corriere, Repubblica, Il sole 24 ore, Mediaset e Rai hanno gli azionisti che sappiamo ciò che può essere dubbio è estremamente difficile da vedere, dal di fuori.
Non è essendo filo o anti governativi che si è liberi: lo si è potendo dire senza filtri quello che succede. Punto.
Accade questo?
Non lo so, però so che quando leggo di argomenti che conosco molto bene mi cadono le braccia.
Le grandi truffe si consumano di nascosto.
Ma continuiamo a parlare di cose serie: se qualcuno riesce a fare il 60 % di share senza giocare la finale dei mondiali come lo si contrasta?
Semplicissimo: togliendo la luce oppure facendo altrettanto.
Detto fra noi: non mi pare che in televisione passi molto di meglio.
I programmi più divertenti (!!) sono il TG1, il TG2, il TG3, il TG4, il TG5 e Studio Aperto.
Ho sempre pensato che la colpa maggiore fosse degli spettatori, ma adesso il dubbio mi sfiora.
Non sarà che, se ci fosse qualcosa di più sapido, lasceremmo i mangiatori di topi a guardarsi allo specchio?
Benigni, ovviamente, ci marcia: risfoderando le movenze da Piccolo diavolo ha mostrato che la sua anima da giullare non è scomparsa del tutto.
Ma io temo chi teme i giullari molto più dei giullari.
Se le parole di Socrate ci devono giungere solo dalla bocca di un giullare, non è con lui che ce la dobbiamo prendere:
ma chi di noi vada verso ciò che è meglio
è oscuro a tutti tranne che a Dio.
postato da sidha ottobre 28, 2005 17:00 |
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martedì, ottobre 25, 2005
Pochi giorni fa un luminare della medicina si è beccato le contumelie dei suoi colleghi di parte politica perché ha osato commentare positivamente l’operato del ministro della sanità, di parte opposta.
Adesso succede che il sindaco di Bologna, che non mi è mai stato particolarmente simpatico, viene ricoperto di critiche feroci perché ha osato perseguire alcuni comportamenti illegali: da chi?
Ancora dai suoi colleghi di parte politica.
Probabilmente avrò un debole per coloro che scelgono le cose da fare senza curarsi della loro parrocchia e neppure di quell’altra, però ho la sensazione che per fare qualcosa di decente l’unica possibilità sia proprio quella di pestare i calli a tutte le parrocchie.
Potremo mai avere un governo di pestatori di calli?
Temo fortemente che sia improbabile: quando l’attuale governo fu eletto in molti si aspettavano una ventata di novità ed anche una ragionevole forza esecutiva, vista la schiacciante maggioranza di voti in parlamento. Le poche leggi che hanno pienamente goduto di tale forza sappiamo bene a cosa sono servite.
Anche l’esercizio della leadership del premier non è riuscito ad uscire dal livello commerciale, come dimostrano gli episodi del referendum e della Banca d’Italia, sui quali le sue prese di posizione sono avvenute a posteriori. Complimenti Presidente!
Se l’opposizione si incarta perfino in questioni pratiche di secondo piano, tra l’altro meritorie, la maggioranza non trova di meglio da fare che prendersela con un tribuno televisivo e modificare una legge elettorale che ha fortemente contribuito ad approvare, ma non a completare.
Rileggersi e riascoltare i discorsi di pochi anni fa è desolante.
Ah…dimenticavo la tassa sui messaggini e quella sulle bombolette spray. Sob!
Bene, siamo alle solite.
Ogni parte politica si cura di fare campagna elettorale per i suoi avversari.
Se si ripresenterà Cicciolina potrei farci un pensierino: almeno saprò cosa aspettarmi.
postato da sidha ottobre 25, 2005 19:36 |
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giovedì, ottobre 20, 2005
Finalmente si sedette.
Dalle fessure della tapparella si intravedeva la piena luce del giorno, ma la stanza era in semioscurità.
Il divano non era proprio l’ideale per la posizione a gambe incrociate che aveva assunto: era quasi un gioco quello che stava facendo e non era il caso di prenderlo troppo sul serio.
Parlando con le persone che aveva conosciuto aveva maturato l’idea che l’utilizzo di certe tecniche fosse spesso distorto da aspettative leggermente fuori luogo, quasi di servizio.
Lui non aveva grandi aspettative o, se le aveva, cercava di ignorarle.
Gli piaceva quella sensazione strana di avere un appuntamento regolare in una vita governata dall’indisciplina.
Inoltre, appena chiusi gli occhi, il mantra gli saliva silenzioso e leggero dai pensieri e gli portava un grande senso di distensione insieme ad un sorriso che sentiva comparire sul suo viso senza che ce ne fosse un motivo apparente.
Però quel giorno era diverso: i pensieri non se ne andavano.
Tutto il suo corpo era immobile ed aveva assunto una vaga rigidità, una sorta di tensione, che gliene faceva percepire ogni sua parte.
Un rumore strano entrò nella sua mente: gli sembrava di sentire il vento soffiare senza che nemmeno una foglia si muovesse.
Nello stesso momento, davanti ai suoi occhi chiusi, l’oscurità si riempì di mille punti luminosi che si muovevano verso di lui.
Era divertente questo gioco, più del solito, forse anche troppo.
Tant’è vero che i movimenti che vedeva si trasformarono in un travolgimento.
Gli sembrava di assistere alla scena di un film di fantascienza quando l’astronave si tuffa nell’iperspazio. Con la differenza che non c’era nessun film e che dentro la tempesta ci si trovava lui.
La sorpresa ed il divertimento per quella giostra sconosciuta lasciarono ben presto il posto alla paura.
Accadde quando si accorse che non aveva più nessun controllo sul suo corpo,
non riusciva a muovere neppure un dito: era come se non gli appartenesse più.
Fu allora che iniziò la lotta: non sapeva contro che cosa stesse lottando, probabilmente solo contro la paura, ma voleva indietro il suo corpo, i suoi movimenti, i suoi sensi.
Il cuore era l’unica parte di sé che lo ascoltava: il grande sforzo che stava compiendo per uscire dal vortice di quella potente calamita aveva moltiplicato la frequenza dei battiti.
Sembrava una battaglia perduta, ma, piano piano, i suoi arti tornarono suoi e la tempesta diminuì fino a scomparire.
Si ritrovò esausto ed attonito: era tornato a casa con una valigia piena di dubbi e di domande.
Era tornato a casa o aveva rinunciato a tornarci?
Questa non era una domanda da poter condividere tanto facilmente, ma, in ogni caso, che differenza potevano mai fare cento anni prima o dopo?
postato da sidha ottobre 20, 2005 15:08 |
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giovedì, ottobre 06, 2005
L’argomento può sembrare serio ed importante: io trovo che non lo sia affatto.
Ha dato luogo perfino a dispute sulla impostazione della istruzione scolastica: mi riferisco alla diatriba tra evoluzionisti e creazionisti.
Solo il fatto che io ne stia parlando significa che ho tempo da perdere, ma lo spirito del blog è anche quello del passatempo e delle questioni futili.
L’unica cosa che mi pare evidente è l’eterna voglia, oppure bisogno, di intrupparsi in qualche schieramento usando qualsiasi pretesto.
L’evidenza scientifica della evoluzione, che io chiamerei movimento oppure adattamento, delle specie non mi pare discutibile, tuttavia questa evidenza non spiega in alcun modo l’origine ultima di alcuno e di alcunché, né, tantomeno, un senso o una direzione.
Le raffigurazioni che le dottrine, a loro volta, utilizzano per spiegare le origini del creato sono, appunto, delle raffigurazioni: vale a dire il tentativo di dare una immagine comprensibile a qualcosa che non lo è. Sottolineo il termine tentativo, perché ciò che conta è il significato, non la metafora.
Mi si perdoni la spannometria, ma già il fatto che le stesse dottrine usino rappresentazioni differenti la dice lunga sulla loro natura. Per fare un esempio banale mi pare assolutamente evidente che il meccanismo del karma, tipico del pensiero orientale, e quello dell’inferno-purgatorio-paradiso, proprio del cristianesimo, rappresentino esattamente la stessa cosa: la responsabilità sulle proprie azioni ed anche sui propri pensieri, responsabilità da cui discende un inevitabile effetto. Ben oltre il codice civile, quello penale ed anche quello ecclesiastico.
Eppure gli evoluzionisti si innamorano del fatto che l’uomo derivi dalla scimmia mentre i creazionisti non riescono a rinunciare all’immagine del Creatore seduto sul suo trono di nuvole (quelle c’erano già) che sfodera le specie una dopo l’altra per finire su una costola.
Ma in che cosa l’ottica evoluzionista e quella creazionista sarebbero veramente, profondamente, irreparabilmente in contraddizione è un mistero che i praticanti di entrambe le parrocchie non ci vogliono svelare.
Probabilmente perché sono i primi a non saperlo.
postato da sidha ottobre 06, 2005 15:34 |
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venerdì, settembre 23, 2005
Non è un libro che passerà alla storia della letteratura, tuttavia, pur avendolo letto un po’ di anni fa, alcune delle cose che ci ho letto mi sono rimaste chiare. Pare essere ispirato ad una storia vera: non so se sia proprio così, fingerò che lo sia. Apre uno spaccato nel mondo e nel cuore degli aborigeni australiani attraverso il viaggio di una donna americana niente affatto casuale.
Gli aborigeni vengono descritti come uomini di altissima coscienza che vivono in una simbiosi che oserei definire spirituale con l’ambiente, estremamente inospitale, che li accoglie. La loro presenza su questa terra viene indicata come prossima alla fine e già qui mi sono posto un enorme interrogativo. Se la loro crescente incompatibilità con il nostro mondo dipende proprio dall’elevato livello di evoluzione spirituale, non è conseguente l’idea che questa valle di lacrime sia così fatta perché questo è semplicemente il suo mestiere?
Evito la scomoda risposta e passo oltre: in particolare trascrivo alcune parole della protagonista successive ad un piccolo episodio che mi è rimasto impresso perché ci dice che il nostro fantasmagorico mondo di comunicazioni tecnologiche, dai telefonini alla rete, dai localizzatori satellitari alle videochiamate, si trova, in realtà, all’età della pietra così come noi, salvo rare eccezioni, siamo i veri trogloditi.
Si tratta di un momento in cui lei si accorge che i suoi amici aborigeni comunicano senza usare la voce:
(…) Secondo Ooota, il motivo per cui la Vera Gente può utilizzare la telepatia è soprattutto uno: nessuno di loro mente mai; per la tribù non esistono mezze verità o piccole bugie, né tantomeno smaccate falsità. E poiché non mentono, non hanno nulla da nascondere, e non hanno paura di aprire la mente per ricevere, così come sono sempre disposti a dare.
(…) La Vera Gente non crede che la funzione precipua della voce sia quella di parlare. Parlare è qualcosa che coinvolge il cuore e la testa; se si utilizza la voce, si tende inevitabilmente a dire cose futili, poco spirituali. La voce è fatta per cantare, per celebrare e per guarire. (…)
Ribadisco che non si tratta di un’opera d’arte, ma i protagonisti della storia sono certamente grandi artisti, anche se poi ciascuno è padrone di pensarne ciò che vuole.
Dimenticavo di dire che il libro si chiama …e venne chiamata due cuori, che è stato scritto da Marlo Morgan, edito da Sonzogno, e che non è stato sponsorizzato né da Telecom né da Vodafone.
postato da sidha settembre 23, 2005 16:43 |
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lunedì, settembre 12, 2005
Mi sembra un punto di vista interessante. Soprattutto perché punta il dito contro il vezzo di coprire le proprie responsabilità con i difetti e le mancanze altrui.
Sport nazionale che raccoglie più praticanti del calcio.
La sinistra e le polemiche a senso unico
I PALESTINESI DIMENTICATI
di PIERO OSTELLINO dal Corriere di oggi.
I rapitori di Lorenzo Cremonesi, l'inviato del Corriere in Medio Oriente, l'hanno detto chiaramente, gettando una luce nuova sulla questione mediorientale. Volevano attirare l'attenzione del mondo non sul conflitto con Israele, ma sulla situazione interna ai territori amministrati dall'Autorità palestinese. Per segnalare che cosa? Che se il popolo palestinese, a distanza di cinquantotto anni dalla risoluzione dell'Onu che sanzionava la spartizione della Palestina, vive ancora in condizioni di precarietà politica, economica e sociale, la responsabilità non è israeliana, ma della sua stessa dirigenza, da Arafat ad Abu Mazen. Di carenza di democrazia, di corruzione, di sottosviluppo in casa propria, hanno parlato i rapitori di Cremonesi. E' un episodio sul quale dovrebbe riflettere la sinistra internazionale che ha costantemente ignorato l'altra faccia della questione mediorientale, il mondo palestinese, e se ne è occupata solo quando si è trattato di mettere sotto accusa Israele. Che il mondo arabo e la stessa classe dirigente locale non abbiano fatto nulla per facilitare la nascita di uno Stato accanto a quello ebraico o, quanto meno, per promuovere l'emancipazione democratica e sociale del popolo palestinese è un dato di fatto che sarebbe difficile negare. Anzi, è un altro dato di fatto che lo si è lasciato nello squallore dei cosiddetti «campi profughi» proprio come elemento di pressione e di propaganda nei confronti dell'opinione pubblica mondiale. E ciò anche quando - scomparsa la generazione di quelli che avevano abbandonato il territorio sul quale era nato Israele - la parola «profughi» era ormai del tutto anacronistica per i giovani che nei campi erano nati, vi erano cresciuti ed erano stati educati nell'odio per Israele al solo scopo di distoglierne l'attenzione dai crimini della loro dirigenza. Ma chi ne ha parlato, denunciando la «fabbrica delle bombe umane» come un autentico crimine nei confronti dei propri stessi figli, il carattere antidemocratico e illegittimo del potere di Arafat e dei suoi, la corruzione economica e il disordine amministrativo, è stato immediatamente accusato di essere nemico del popolo palestinese e asservito agli interessi di Israele.
Del resto, prima della guerra del 1967 e dell'occupazione, da parte delle forze israeliane, dei territori sui quali avrebbe dovuto nascere, il tema dello Stato palestinese non era mai stato all’ordine del giorno della politica della sinistra internazionale. Che lo ha sollevato solo in funzione polemica nei confronti di Israele. Né la stessa sinistra internazionale si è mai chiesta come l'Autorità palestinese amministrasse le ingenti somme di denaro che riceveva non solo dai Paesi arabi, ma da tutto il mondo, soprattutto dall’Unione europea. Somme di denaro che sono state addirittura oggetto di un vero e proprio «mercato», fra i suoi successori politici e la moglie, durante l'agonia di Arafat. Singolare, davvero singolare modo di manifestare solidarietà e amore per il popolo palestinese.
E adesso che i giovani rapitori palestinesi di Cremonesi hanno sollevato il velo di ipocrita omertà e di colpevole silenzio, che cosa dirà la sinistra? Che anche loro erano al soldo di Israele? Una coraggiosa riflessione sarebbe un modo intellettualmente onesto e politicamente utile di raccoglierne l'appello.
postato da sidha settembre 12, 2005 14:29 |
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sabato, settembre 10, 2005
(…)
Principe è l’uomo che porta con pazienza e decoro il sasso della schiavitù rotolato dal colle del quotidiano. Se si deve proprio rivelare la spiacevolezza che ti attanaglia le viscere, cerca di manifestarla nella maniera più bella possibile, o altrimenti stai zitto perché, nelle vicinanze, c’è sempre un bambino che ascolta, oppure un uomo che sta per morire…
Parole di Vasco, detto il Francese.
Mi chiedo solo, per un attimo di fronte allo specchio, se riportare questa frase, per me, sia più un modo per sentirmi a posto con la coscienza oppure un espediente per cercare di tenerne a mente il significato.
Può sempre servire…
postato da sidha settembre 10, 2005 12:54 |
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lunedì, agosto 29, 2005
L’estate non è ancora finita.
Un uso totalmente pretestuoso e strumentale della questione del conflitto di interessi lo ha ridotto al rango di polemica politica di bassa lega mentre è uno dei fondamenti dei mercati efficienti che, a loro volta, possono esistere solo nei paesi liberi.
Nesso, questo, che spesso sfugge.
Eppure, dalle nostre parti, l’applicazione dei principi non riesce mai a superare le (apparenti) convenienze del momento. E’ il perenne trionfo della tattica sulla strategia.
Sorvoliamo sulla trita questione del premier come su quella della lega calcio, delle banche azioniste di Bankitalia o, dulcis in fundo, del 90% e oltre dell’informazione nelle mani del capitale industriale e finanziario: restiamo nel piccolo, nelle pieghe invisibili.
Come mai, mi chiedo, i sindacati siedono nel consiglio di amministrazione di una compagnia di assicurazioni (appartenente al mondo delle cooperative graziate dal fisco), che si vuole comprare una banca diverse volte più grande?
Cosa ci stanno a fare? Difendono gli interessi della compagnia o dei lavoratori?
Certo, dei lavoratori!
Infatti i lavoratori delle cooperative devono rinunciare alla festività del sabato e della domenica molto più di loro colleghi impiegati altrove: guardare gli orari di apertura di una ipercoop per credere.
Infatti l’unico conflitto di interessi che viene perseguito riguarda l’arbitro Collina, cioè l’unica persona di cui era ragionevole fidarsi.
Infatti lui è il solo che si dimette, non essendo Fazioso!
No, non sono sorpreso, e neppure disilluso: la vita è una partita che si gioca da soli. Contro se stessi prima che contro il mondo, quindi, in fondo, non cambia nulla.
Però queste cose fanno tristezza, anche se, poi, passa.
A proposito di tristezza: ho visto l’inizio della nuova trasmissione sul calcio di Bonolis.
Lui mi sta simpatico: ha una padronanza dell’italiano assolutamente non comune, anche se talvolta trascende. E’ ben dotato di ironia, e poi è interista, quindi temprato.
Per cominciare ha voluto rendere omaggio ai mitici eroi di 90° minuto che lo hanno preceduto.
Ma quali eroi?
La carrellata di volti e di voci è sconsolante: a me pare una sequela di caricature e di macchiette più che di giornalisti.
L’unico mito cui potevano aspirare era nei loro sogni, oltre che nei miei, però diversi:
la sintassi improbabile, i neologismi avventurosi ed un look oltre i limiti della comicità erano il vero filo conduttore della loro storia.
Possibile che basti tornare ad un vicinissimo passato per trasformare in miti questi personaggi inesistenti?
Spero che, prima dell’autunno, arrivi una mini ondata di caldo: così me ne farò una ragione.
postato da sidha agosto 29, 2005 18:21 |
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sabato, agosto 06, 2005
Eppure non fa così caldo.
Si può immaginare che le spiagge del Po, molto ampie grazie alla siccità, siano frequentate da molti personaggi attratti dalla elevata concentrazione di cocaina nelle poche acque rimaste.
Ad esempio la signora Fazio, circondata dagli amici di famiglia, arricchisce con il suo charme e la sua avvenenza le pubbliche relazioni del marito. Come già seppe fare, a suo tempo, la celeberrima signora Poggiolini. La signora Fazio, last but not least, può contare sul disinteressato appoggio della Lega che crocifisse la sua antica maestra.
Anche le leghe possono arrugginire.
Oppure penso ai signori bomber: emuli, nell’imbottitura, dei noti giubbotti sportivi, e che ne inseguono la diffusione con nuovi materiali molto più caldi.
Il povero Blair (avercene) non si vuole rassegnare a questa nuova moda: che cavolo gli sarà saltato in mente di cercare di limitarne i danni? Oramai mancano solo le manifestazioni di piazza a favore dei bomber, chissà con quali bandiere, forse quelle della pece.
A proposito di manifestazioni si fanno notare i nobili sostenitori di alcune squadre di calcio che se la prendono con i pubblici servizi invece che con i sublimi dirigenti dei loro club: hanno le loro ragioni. Visto che le tasse non le paga nessuno perché dovrebbero farlo proprio loro?
Noti palazzinari, d’accordo con altrettanto noti finanzieri, inneggiano al mercato e rivendicano la libertà di fare i loro comodi: se comprano le azioni delle banche con i soldi delle stesse banche a noi cosa interessa? Se agiscono di concerto, significherà che amano la musica.
E’ annunciata, su un lido nord, una riunione del governo in cui verrà conferita al premier la qualifica ufficiale di proprietario unico dell’Italia. Ci si può ragionevolmente attendere uno scatto in avanti della efficacia governativa: lui, a fare i suoi interessi, se la cava mica male.
Su un lido sud il prode Bertinotti potrà finalmente rinverdire i fasti di gioventù prendendosela con i padroni senza più correre il rischio che siano suoi elettori.
Sarà varata un zattera, con Pannella al timone, che percorrerà il fiume fino al delta e che raccoglierà i pochi reduci liberali. Si fanno i nomi di Pera, Martino, Biondi, Costa, mentre sui personaggi provenienti dalla sinistra non sono filtrate indiscrezioni (potrebbero non averli trovati). La zattera sfilerà di fronte ai festeggiamenti di AN per le dimissioni di Publio Fiori. Mastella non si è dimesso quindi, dall’altra parte, i festeggiamenti sono rimandati.
Credo che, presto, vedremo sedi staccate del Billionaire e del Twiga sulle rive del Po: quando le acque giungono al mare la diluizione è eccessiva, inoltre il sale rovina tutto.
Che estate, ragazzi: quando al mare non andrà più nessuno avremo risolto anche il problema della Salerno-Reggio Calabria.
P.S.: dopo aver visto la moglie di Figo e la sorella di Solari ho finalmente capito quale sia la logica che ispira le campagne acquisti dell’Internazionale F.C.
Chissenefrega se non vinciamo.
postato da sidha agosto 06, 2005 12:41 |
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giovedì, agosto 04, 2005
Ero piccolo, ma avevo ben chiaro che molte delle cose che sentivo dire intorno a me venivano dette come se io non capissi. Perché gli adulti si dimenticano di quando erano bambini?
Ciò che non capivo subito veniva messo in un angolo, mai buttato.
Di solito passava poco tempo prima che un nuovo pezzetto del puzzle completasse l’incastro.
Però la comprensione, talora, veniva travolta da qualcosa di più potente della curiosità.
Io abitavo al piano terra di una casa a due piani.
Al piano superiore abitava un certo maresciallo che aveva due figlie.
Erano grandi. Si fa per dire, non so se arrivassero ai vent’anni.
E mi piacevano. Quanto mi piacevano.
Eravamo amici, o almeno così mi pareva.
Non sapevo cosa fosse quel mistero irresistibile che si portavano dietro e quella voglia pazza di piacere loro che suscitavano in me. Non sapevo un tubo.
Eppure sapevo tutto.
Stefania mi piaceva di più.
E d’estate ancora oltre.
Perché si stava fuori, quindi la vedevo quando se ne andava e quando tornava.
Avevo più occasioni per parlarle.
Come quella volta che mi invitò a seguirla in casa sua. Era sola.
Probabilmente, per lei, la mia presenza era ininfluente, quindi non ebbe problemi a cambiarsi gli abiti davanti a me. Io continuavo a non sapere un tubo, ma la potenza di quella scena mi toccò violentemente.
Rimasi avvinghiato a quello spettacolo inatteso, alla chiarezza con cui sapevo che lo sconvolgimento che mi attraversava aveva un significato, all’idea, forse illusoria, che fosse reciproco.
Per questo, oppure solo perché si accorse del mio turbamento, mi chiese di non dirlo.
Cosa che io feci. Anche perché non avrei saputo cosa dire. E a chi.
L’erotismo di quei pochi istanti è rimasto insuperabile, ed il fatto che, in seguito al trasferimento del maresciallo, tutta la famiglia se ne sarebbe andata di lì a poco, ha contribuito a collocare questo piccolo episodio tra i momenti che non finiscono mai.
Ciao Stefania, ovunque tu sia.
postato da sidha agosto 04, 2005 17:00 |
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